Wedding planner. 5 cose che NON è.

Molti mi chiedono cosa fa una wedding planner. Ma ancora più spesso, molti credono di sapere cosa fa una wedding planner. Purtroppo sbagliando. Così si creano aspettative errate, amplificate da format televisivi che fanno della spettacolarizzazione di una professione, il sottobosco su cui coltivare fraintendimenti ed equivoci. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza, iniziando da cosa NON è una wedding planner. Punto PRIMO. Una wedding planner NON COSTA un occhio della testa. È vero, in Italia non c’è ancora una regolamentazione che possa guidarci verso una soluzione univoca di tabelle, costi e parcelle. Negli Stati Uniti, Paese che ha dato i natali a questa professione ormai circa 30 anni fa, la figura della wedding planner è remunerata con la percentuale fissa del 10% sul totale del budget che gli sposi mettono in preventivo di spendere.

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” The wedding planner” (in Italia conosciuto come “Prima o poi mi sposo”), film del 2001 con Jennifer Lopez e Matthew McConaughey

In Italia, dove questa professione ha preso piede da meno tempo e a macchia di leopardo rispetto a territori e tradizioni, i compensi si adeguano alle proposte del singolo: c’è chi chiede un ricarico per ogni invitato al matrimonio; chi fissa un tariffario che prevede un minimo e un massimo, applicati in base alla complessità del progetto da realizzare e/o coordinare; c’è chi si adegua alla prassi attuata negli Stati Uniti e quindi chiede il 10% del budget previsto. In ogni caso però la figura del wedding planner non può presentare i suoi compensi senza una base di riferimento, ma esclusivamente in base ad un lavoro effettivo di coordinamento o di progettazione, che è quello che gli sposi richiedono. Va da sé che richiedere cose “impossibili” porta inevitabilmente ad una lievitazione dei prezzi, perché di per sé comporta un maggior impegno nel cercare di “realizzare l’irrealizzabile”.

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Il castello Odescalchi di Bracciano, location da sogno del matrimonio di Tom Cruise e Kate Holmes. Credit: Castello Odescalchi

SECONDO punto. Una wedding planner NON DISEGNA il tuo matrimonio. Lo so, è bello vedere Enzo Miccio all’opera con tutte le sue matite colorate e i suoi fogli da disegno, ma lui è un wedding designer. Le due figure sono molto (e dico molto!) diverse. Chi disegna il matrimonio ha peculiarità che attengono ad una formazione in campo artistico o di architettura; sa suddividere gli spazi, sa accostare colori e forme, sa disegnare ambienti e situazioni. Il wedding planner, così come dice il nome, pianifica, quindi organizza tutto ciò che concerne il matrimonio; mette inseme i pezzi di un puzzle che a volte sa essere complesso e di difficile gestione. Questo non vuol dire che un weddig planner non possa anche essere un wedding designer, ma questa è una qualifica ulteriore, che non è necessariamente richiesta per praticare la professione.

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Enzo Miccio, famoso wedding designer e ora anche stilista di abiti da sposa.

Wedding planner. 5 cose che NON è.

Dal suo un wedding planner deve avere buon gusto, deve avere contatti con fornitori selezionati e di assoluta fiducia, con cui instaurare rapporti consolidati e dai quali ottenere trattamenti personalizzati. Il wedding planner deve essere in grado di riconoscere la qualità in ciò che gli viene proposto e l’aderenza al giusto rapporto con il prezzo, così da costituire il vero asso nella manica per le coppie che si affidano alla sua professionalità. TERZO punto.Essere un fotografo, un flower designer o avere un negozio di bomboniere non fa di te un wedding planner. Un wedding planner non si improvvisa; non si aprono gli occhi un giorno e si decide di fare il wedding planner, perché si è suggerito il catering per il matrimonio della nostra migliore amica.

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Una delle creazioni di Tulipani Bianchi, del flower designer italo-svizzero Franz Steiner: l’illusione ottica di un fiore unico. Saper riconoscere la qualità è una delle prerogative di un wedding planner.

Essere un pianificatore di matrimoni prevede un percorso formativo ben preciso, spesso con una fase di affiancamento a strutture o agenzie di wedding planning. Essere un wedding planner vuol dire avere una dedizione all’ascolto, alla comprensione, spesso anche delle sfumature attraverso cui comprendere le personalità da soddisfare. Significa sapere coordinare, coadiuvare e ispirare i professionisti che si sceglie di proporre; vuol dire farsi carico delle tensioni e dello stress che spesso colpiscono gli sposi quando sono in dirittura di arrivo; essere il punto di riferimento prima, durante e dopo il giorno fatidico. E questo comporta una dedizione assoluta, che non ci si può permettere di suddividere tra mansioni e servizi diversi.

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Wedding planner, missione impossibile…

QUARTO punto. Un wedding planner non lavora gratis! Il lavoro, ancor più un lavoro serio e professionale, va pagato. È l’unico metro con cui attualmente misuriamo il valore di u bene o di un servizio che riceviamo. Diffidate quindi di chi vi dice che l’organizzazione di un matrimonio è gratuita. Non può esserlo; perché l’impegno, il tempo, le conoscenze, le capacità contrattuali, la qualità dei servizi devono essere pagati. Poi un wedding planner può decidere di fare delle promozioni, degli sconti; può arrivare addirittura a fornire la sua consulenza o il suo lavoro di organizzazione in via del tutto gratuita, ma è una decisione personale e relativa alla singola fattispecie. Non è la prassi. Altrimenti passa l’idea del tutto fuorviante che chi si fa pagare è un ladro e chi lavora gratis è il salvatore della Patria!

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Una sweet table realizzata all’interno del castello di Torre Alfina in occasione di un matrimonio curato dal servizio catering Etoile Academy di Rossano Boscolo

QUINTO e ultimo punto. La wedding planner non è uno zerbino. Sì, ok, è a completa disposizione degli sposi e delle loro esigenze; deve cercare di esaudire nel miglior modo possibile le loro aspettative; deve calmare stati d’ansia e inutili stress. Ma questo non la mette nella posizione di essere il pungiball su cui scaricare le vostre nevrosi da grande avvenimento. Ma direi che questo vale un po’ per tutte le professioni. E ora? Dopo tutti questi NON E’, direi di passare ad un E’. Quindi… Love!

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di Tamara Gori

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